La Festa dell’Europa. Ma serve davvero?

Una analisi di Flavio Menghini sul giorno di fondazione dell'Unione Europea

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Bruxelles – La festa dell’Europa ricorre il 9 maggio di ogni anno in ricordo della Dichiarazione Schuman, ossia dell’atto con cui si fa coincidere la nascita dell’Europa comunitaria. Dal 1985, quando i rappresentanti degli Stati allora membri si riunirono a Milano e decisero di istituire questa ricorrenza, tutti gli anni si organizzano eventi e iniziative volti a celebrare l’Unione Europea; un’Unione la cui reputazione non gode però di molto favore, al punto che alcuni si chiedono se sia opportuno festeggiarla.

Non si può negare che la fiducia nell’UE sia nettamente calata a partire dalla crisi economica del 2007 e, in seguito al voto sulla Brexit, molti hanno persino temuto che una possibile reazione a catena potesse portare al suo sgretolamento. Tuttavia questo non è avvenuto, e anzi è forse anche grazie al voto nel Regno Unito che le elezioni presidenziali in Francia e in Austria nonché le elezioni legislative nei Paesi Bassi hanno visto la sconfitta delle forze euroscettiche. E mentre sul continente l’Unione resiste e l’economia dell’Eurozona è in ripresa, il sogno di alcune forze politiche inglesi si sta scontrando con la realtà di un negoziato molto più difficile e complesso di quanto alcuni avessero previsto.

Analizzando il referendum inglese – il cui esito, ad avviso di chi scrive, è stato anche determinato da alcune promesse elettorali che Sir David Norgrove, direttore della UK Statistics Authority, ha definito “un’evidente distorsione delle statistiche ufficiali” – risulta interessante notare che sono soprattutto gli anziani ad avere votato per uscire dall’Unione, rendendosi così colpevoli due volte. La prima perché non hanno voluto ascoltare le ragioni dei più giovani, su cui questa decisione peserà per decenni. La seconda perché sono proprio gli anziani ad avere vissuto gli anni in cui, mentre l’economia dei paesi membri dell’allora Comunità Economica Europea stava fiorendo e il Regno Unito era considerato “the sick man of Europe” (ossia “il grande malato d’Europa”), è proprio grazie all’annessione alla CEE che l’economia inglese è cresciuta fino a diventare la grande potenza che conosciamo oggi.

Ma non è solamente per la prosperità economica che dobbiamo ringraziare l’Unione – oltre che per la pace, cui ormai nessuno pensa – bensì anche per la cultura dei diritti di cui tanto ci facciamo vanto al punto da volerla esportare. Non dimentichiamo, ad esempio, che la maggior parte della legislazione sulla tutela dei lavoratori attualmente in vigore nel Regno Unito è dovuta esclusivamente all’Unione, e non c’è da stupirsi che molti cittadini inglesi si preoccupino di ciò che sarà dei loro diritti in seguito alla Brexit. È pertanto più che mai importante dare il giusto peso alla festa dell’Europa: in un tempo in cui i nazionalismi si ripresentano con prepotenza e le sfide poste dal mondo esterno non possono più essere risolte dai singoli Stati nazionali, è all’Unione Europea che dobbiamo guardare con fiducia e desiderio riformatore.

Per vero, alcuni temono che l’Unione incomba sulle nazioni europee quasi per fagocitarle come un Leviatano, ma così non è e noi Italiani dovremmo per primi capirlo. In Italia, infatti, tutti noi siamo fieri delle nostre tradizioni e spesso persino della nostra lingua locale, eppure nessuno teme che l’appartenenza all’Italia possa in qualche modo sbiadire l’appartenenza locale; difatti appartenere a un’entità maggiore non significa abdicare alle proprie tradizioni, anzi, spesso tale appartenenza può essere garanzia della tutela delle specificità locali, come accade ad esempio nel caso della tutela delle lingue minoritarie da parte della legislazione comunitaria.

L’Unione Europea non è e non deve essere un tentativo di omogeneizzazione di memoria statunitense bensì il contenitore di realtà che, da un lato, sono caratterizzate da una moltitudine di specificità nazionali e regionali e, dall’altro, sono accomunate da una solida tradizione culturale che unisce i popoli europei da secoli. Ed è proprio per questa comunanza storica che gli europei sono fratelli di lunga data, e così come ogni famiglia divisa è una famiglia debole, allo stesso modo un’Europa in cui prevalgano i nazionalismi è destinata a soccombere; ma poiché siamo esseri razionali, anche qualora il progetto dell’Unione Europea fallisse, dalle sue ceneri sorgerebbe il suo successore, come fu con la Società delle Nazioni, di cui il mondo aveva tanto bisogno. Quasi come lo spirito Hegeliano che si fa Storia, una qualche unione che trascenda gli Stati nazionali europei è inevitabile e il suo contrario sarebbe irrazionale.

Proprio negli anni in cui gli Stati Uniti minacciano di abbandonare l’Alleanza Atlantica, la Cina si afferma come potenza mondiale, la Russia fa sentire sempre più insistentemente la propria presenza, tanto da dettare l’agenda nella questione siriana, proprio di fronte a queste sfide globali, i popoli europei beneficiano massimamente della propria Unione perché, se divisi, sarebbero succubi delle agende politiche altrui e niente più che vassalli chi dell’una, chi dell’altra potenza extra Europea. E per chi dubitasse di ciò, basti ricordare la gestione del caso marò, questo è infatti emblematico del rispetto che gli Stati dell’Unione ottengono sullo scacchiere internazionale quando vi si affacciano divisi anziché uniti; e semmai alcuni obiettassero che in realtà questa debolezza è propria dell’Italia, si noti allora che il Regno Unito, la seconda economia dell’UE, ha perso il proprio giudice alla Corte Internazionale di Giustizia perché, in seguito al voto sulla Brexit, alcuni paesi dell’Unione non hanno più sentito il dovere di sostenere il candidato inglese.

Divisi siamo deboli e per questo motivo è giunto il tempo di prendere la forza e l’energia sprigionate nei nazionalismi, che tanto si fanno sentire in alcuni paesi europei, e incanalarla verso un movimento di rafforzamento – e necessaria riforma – dell’UE. Un moto con cui i popoli europei alzino la voce per chiedere un’Unione della gente per la gente, un’Unione che si faccia fregio di una piena legittimazione democratica in cui il Parlamento Europeo svolga un ruolo chiave come massima espressione dei cittadini europei. Per questo motivo, festeggiare la giornata dell’Europa è importante.

 

Flavio Menghini*

*Le opinioni espresse in questo articolo sono di natura strettamente personale e non rappresentano i punti di vista di alcuna delle organizzazioni a cui l’Autore possa essere affiliato.

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